Atteggiamento del sospetto e sapere alternativo

cospirazione-e-complotto

di Francesco Citino

intro: I meccanismi su cui sono fondati il nostro vivere collettivo vacillano, tesi che qualche anno fa risultavano deliri catastrofisti si sono gradualmente materializzate, questo a mio avviso è il motivo principale dell’importanza di farsi qualche domanda sulla teoria del complotto e sulla gestione dei saperi.

Il complottismo è spesso da alcuni visto con sospetto, è visto come un atteggiamento psicologico, di individui che gratificano una curiosità morbosa, nutrendo le loro menti con teorie paranoiche e macchinazioni. Può essere da questi considerato alla stregua del gossip, della pornografia o dei romanzi Harmony. Cioè, come un qualcosa che gratifica e intrattiene il nostro il pulsionale.

E ciò in molti casi non si discosta dal vero…ma molte altre volte nei discorsi del sospetto si formula una vera e propria riflessione fra il rapporto sapere e potere, inoltre si compie il tentativo di definire il potere.

Ora non vi è modo di distinguere a priori se l’argomento in questione sia o meno una bufala. L’unico metodo è quello di vagliarlo criticamente in relazione alle nostre credenze e conoscenze, valutarlo al sommo della nostra coscienza. Di sicuro la razionalità non è un criterio utile a tale analisi.

Una riflessione utile è quella di distinguere fra il “complottista” e la figura dell’esperto, che spesso da questi è propagandato. L’esperto di solito non ha niente a che fare con l’atteggiamento del sospetto, ma lavora e ricerca in direzioni diverse dall’ufficialità dei discorsi, ed è per questo che viene ignorato, o messo all’indice o attaccato in ogni modo o considerato un folle, un visionario, ed è in questo momento che riceve l’unico ascolto e appoggio da chi per scelta di campo ha deciso di non accontentarsi della versione ufficiale. Ciò è utile anche a isolare un tipo di informazione alternativa, utile e istruttiva, dalla sterile speculazione utile solo alla propensione paranoide oltre che alle tasche di chi la fa.

Attraverso la figura dell’esperto è possibile riconoscere uno schema che attua il potere nei confronti delle conoscenze alternative, specie quelle che possono smuovere lo status quo: il potere si esprime in forme di controllo capillari che investono, attraverso una struttura culturalmente trasmessa, tutto: le relazioni, le istituzioni e i discorsi. Soprattutto questi ultimi; Foucault ha teorizzato molto bene questa dinamica:

in ogni società la produzione del discorso è insieme controllata, selezionata, organizzata e distribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurarne i poteri e i pericoli […]. In ogni società come la nostra si conoscono naturalmente le procedure d’esclusione1”.

Oltre alle procedure d’esclusione, che riguardano appunto la messa al bando del parlante, vi sono altre forme di controllo che individua Foucault, esse sono i rituali, che stabiliscono i ruoli e l’autorità dei parlanti, e le società di discorso, che si occupano di perpetrare il sapere al loro interno senza divulgarlo. Queste ultime esistono ancora oggi, ma sotto un’altra forma: le società di discorso attuali sono i rappresentati della visione ufficiale, sono le università, e i circoli accademici, gli ordini professionale, ecc.. non operano l’occultamento del loro sapere, il quale anzi lo sciorinano in ogni direzione, ma mettono al bando le verità non ufficiali, le tesi alternative e la ricerca autodidatta.

L’effetto più deleterio operato dalle società di pensiero e dalla loro divulgazione è che hanno fatto in modo che si adottasse una visione uniformata delle cose, borghesemente razionale, piatta e condivisa. Una formula di ipnosi diffusa che ha fissato lo sguardo in una sfocata apprensione di ciò che ci circonda. Una tale visione non contempla affatto il dubbio e la riflessione ma li considera ad appannaggio di autorità competenti sempre più distanti dal quotidiano.

Ed è questa gestione del sapere, che ha operato l’esclusione o addirittura la persecuzione di pensatori e scienziati, come Wilhelm Reich, Georges Lakhovsky, Marco Todeschini, Pierluigi Ighina, Ryke Geerd Hamer, Corrado Malanga così come tanti altri tutt’ora completamente ignorati dal dibattito scientifico; interi sistemi di pensiero coerenti e legittimi, non vengono minimamente presi in considerazione, ne sono un esempio lampante le teorie neo kynesiane in economia, conoscenze che in moltissimi casi servirebbero a risolvere i problemi della nostra attualità.

Dietro a queste omissioni, dietro il sorrisini con cui si maschera il sapere ufficiale, vi è il perpetrarsi del potere. Ed è proprio il potere il centro delle analisi dei complottisti, quel potere che si occulta, che non si mostra e che nel complottista provoca un atteggiamento di paranoia. Una ricerca infinita di un volto sfuggente dietro apparenti maschere. E paradossalmente è proprio questo il più grande pregio della cultura del sospetto, di cui ammetto di essere anche io vittima, il fatto di poter estendere questo delirio paranoico a tutti i campi fino ad approdare al nostro stesso io, a ciò che dentro di noi offre spazio al potere. A tutti i moti del nostro io, dal desiderante alle paure, dall’azione incontrollata della mente alle adesioni al fare collettivo che costruiscono le prigioni entro cui il potere stesso ha modo di investirsi del titolo di secondino.

1Foucault, L’ordine del discorso, pag.9

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